Opere pubblicate
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PREZZO €

440

Ammirabili segreti di Alberto il Grande (Gli), (2003), pp. 132.

Sant’Alberto (1193 – 1280), monaco domenicano, fu detto “magnus” (il grande) per l’eccellenza del suo ingegno e per la fama derivata da una vita estremamente intensa.
Gli Ammirabili segreti, opera curiosissima a lui attribuita ma considerata apocrifa, è suddivisa in sei libri (1. Trattato della generazione; 2. Trattato delle erbe, delle pietre, degli animali e delle meraviglie del mondo; 3. Trattato degli escrementi; 4. Trattato di fisiognomia; 5. Trattato dei giorni felici e disgraziati; 6. Commentari sulle febbri maligne e contagiose).
L’autore afferma di aver «letto e riletto gli antichi manoscritti e gli antichi libri e […] scoperto così gran numero di meraviglie. Nonostante, una constatazione oltrepassa quasi i limiti dell’intelligenza: l’inclinazione dell’uomo per il soprannaturale e per le pratiche magiche. Riflettendo, [egli ha] dovuto convenire con Avicenna che l’uomo ha in sé una certa potenza insita che lo rende capace d’influire sugli eventi e sulle persone, allorché odi o ami con eccesso. L’esperienza insegna che allorché una persona sia dominata ciecamente da una passione, arresta o cangia, per così dire, il corso degli eventi in maniera conforme al suo desiderio. […] Ciò dimostra la giustezza dell’opinione popolare che attribuisce ad eccesso di affetti gl’incantesimi e i sortilegi. Insomma tutto ciò che si considera meraviglioso, soprannaturale e che è conosciuto sotto il nome di magia, proviene dalla volontà umana sorretta da alcuna influenza celeste in momenti determinati».
Tuttavia, «…questi segreti sono, […] selezionati per non impressionare male quegli spiriti deboli e rachitici che, o ammettono alla lettera quanto leggono, o disprezzano l’essenziale di un libro per attenersi a ciò che manca d’importanza».

10,00

191

Abd al Rahman Al-Sulamî, Malattie dell’anima e i loro rimedi (Le) Trattato di psicologia Sufi, (1999), pp. 79.

“Una delle malattie dell’anima è di non accettare mai la Verità, essendo la sottomissione contraria alla natura  dell’anima. Il rimedio consiste nel liberarsi dal desiderio e dalla passione, per andare verso il Signore”. Questo manuale di psicologia pratica, che fa parte dell’insegnamento dato ai discepoli  nella via sufi, dà le chiavi di una migliore conoscenza dell’anima. L’educazione spirituale e la purificazione dell’anima sono indispensabili per conoscere se stessi, e quindi conoscere Dio, poiché  “Chi conosce la sua anima, conosce il suo Signore”, ha detto il Profeta.

9,30

312

Bacon, R., Segreti dell’Arte e della Natura (I). Con testo latino secondo l’edizione critica di J. Dee e traduzione italiana. (1999), pp. 71.

6,00

380

Barles, J., Storia dello scisma massonico inglese del 1717.

Jean Barles, al termine di un’onorata carriera in qualità di Ispettore Generale delle Poste Francesi, si ritira nel  1926 nel paesino di Trans-en-Provence. Appassionato di storia, scopre negli archivi comunali una ricchissima documentazione risalente al XVI secolo. Un episodio della storia di Trans lo spinge ad occuparsi dei protestanti, della loro persecuzione sotto Luigi XIV culminata con la revoca dell’Editto di Nantes (1685), del loro esodo soprattutto in Olanda e in Inghilterra. Fondata la rivista  Archivi di Trans-en-Provence, Jean Barles ha modo di pubblicare i risultati dei suoi studi. In particolare – ed è questo il contenuto della presente opera – sul turbolento periodo a cavallo fra Seicento e Settecento in Europa, con l’analisi della dissennata politica anti-protestante del Re Sole, del suo conflitto con Guglielmo di Orange e delle funeste conseguenze per la Francia. A queste  vicende s’intrecciano quelle della Massoneria inglese che, secondo l’Autore, venne coinvolta suo malgrado, subendo l’infiltrazione della politica e dello spirito scientifico, che determinarono una  rottura con le antiche tradizioni della venerabile confraternita. Fra i personaggi di spicco promotori dello “scisma massonico inglese”, emerge Jean-Théophile Désaguliers, figura complessa descritta  dall’Autore con dovizia di particolari. Di famiglia protestante emigrata in Inghilterra a causa delle persecuzioni, Désaguliers, pastore anch’egli come il padre, scienziato, amico di Newton e membro  della Royal Society, fu uno dei principali fondatori della Gran Loggia di Londra nel 1717, di cui divenne anche Gran Maestro.
Gli studi di Jean Barles (il quale sempre sottolineò la sua non  appartenenza alla Massoneria), costituiscono una ricerca preziosa per l’assoluta imparzialità di giudizio, che ebbe a meritare i lusinghieri apprezzamenti di Albert Lantoine e di René Guénon,  riportati alla fine dell’opera. (2000), pp. 356.

20,66

458

San Basilio Magno, L’Esamerone, (volgarizzato dall’abate Jacopo Bernardi - 1844), 2004 , pp.148

"Esamerone" è il termine che indica la narrazione biblica dell'opera della creazione, come avvenuta in sei giorni, da ›x = sei ed ¼meron = giorno.
Nelle nove omelie che, probabilmente, furono pronunciate durante la quaresima del 377, san Basilio commenta in modo affascinante sia l'aspetto letterale sia quello allegorico della Sacra Scrittura.
Apportando una ricca messe di esempi tratti dalla natura, il santo Dottore afferma così le più fondamentali verità religiose, quali l'onnipotenza e la trascendenza di Dio, la sua eternità e l'originaria bontà di tutte le cose.

San Basilio nacque in Cesarea di Cappadocia, intorno al 329-330, da famiglia ricca e fu il primo di dieci fratelli. Iniziati i primi studi sotto la guida paterna, li perfezionò successivamente a Cesarea, a Costantinopoli ed infine ad Atene. Tornato in patria, ben presto prese la decisione di ritirarsi dalla vita mondana, si fece battezzare e, nel 357, intraprese un viaggio attraverso l'Egitto, la Palestina, la Siria e la Mesopotamia, al fine di studiare la vita dei monaci. Al suo ritorno, vendette i suoi beni e li distribuì ai poveri, ritirandosi in solitudine sulle rive dell'Iris, presso Neocesarea, raggiunto dall'amico san Gregorio di Nazianzo e da altri, con cui formò una comunità.
Dopo alcuni anni Eusebio, vescovo di Cesarea, lo ordinò sacerdote e lo volle presso di sé per coadiuvarlo nel suo ministero. Alla morte di Eusebio, nel 370, Basilio fu eletto, non senza qualche contrasto, suo successore.
Oltre a prodigarsi in opere pastorali, diede uno straordinario impulso alla beneficenza fondando in Cesarea istituti per l'assistenza ai poveri, ma lottò anche per porre rimedio alle controversie dottrinali fra le varie Chiese d'Oriente.
Morì a soli 49 anni, a causa della salute minata dall'intensità della sua vita e dall'esercizio ascetico che gli valsero, ancor vivo, l'appellativo di "Magno" o di "Grande".

12,00

461

abate Isidoro Bianchi, Dell’Instituto dei veri Liberi Muratori, 2005, Pgg. 104

L’opera di Isidoro Bianchi, abate dell’Ordine Camaldolese, stando all’originale del 1786, fu pubblicata a Ravenna “Presso Pietro Mart. Neri”, “con licenza de’ Superiori”. In realtà, per motivi ampiamente spiegati nella Nota introduttiva del curatore, essa fu stampata a Cremona, città natale dell’autore.

Il dotto abate – la cui intensa vita e le cui opere furono descritte da Vincenzo Lancetti nella sua eccellente Biografia Cremonese (Milano, 1820, tomo II) – promuove una difesa appassionata della Libera Muratoria, come veniva comunemente designata nel Settecento la Massoneria, al fine di informare correttamente il pubblico su questa istituzione. Nella Prefazione, infatti, l’autore afferma che: 
«Tutti coloro, che parlano dei Liberi Muratori, e del loro instituto si possono distinguere in tre classi. Alcuni avendo lo stolto coraggio di parlare de’ medesimi senza averne alcuna idea, giungono persino a persuadersi, che essi non esistono, e che non abbiano avuto mai esistenza alcuna. Altri, destinati ad essere vittime infelici della ignoranza e della calunnia, ne parlano solo con quei sentimenti, che questi mostri possono loro inspirare; ed altri in fine, superiori a tutte le volgari stravaganze degli uomini, o rimangono in un pacifico e filosofico silenzio, o costretti a dirne il loro parere si esprimono su di ciò con tanta moderazione, decenza e riserbo, che difficilmente vengono intesi dal volgo profano, e creduti dai Dotti pregiudicati. I primi, camminando a tentone nelle più folte tenebre della incertezza e dell’errore, non è maraviglia che cadino nelle più ignobili contradizioni, e persino nel più ridicolo pironismo. I secondi, prevenuti dai fatali clamori della maldicenza e della superstizione, che ascoltano sempre senza esame e senza calcolo, arrivano ancora a ricolmare i Franchi Muratori di vizj, che oltraggiano ugualmente i buoni costumi, e l’umanità. Gli ultimi finalmente, che sono e saranno sempre nel più piccol numero, guidati dalla scintillante luce del vero, che spesso abbaglia le deboli pupille, o non si curano di illuminare coloro, che vogliono ed amano di essere ciechi, o non possono che dir qualche cosa alle Persone dabbene e rischiarate, a quelle poche persone cioè che per loro buona sorte il giusto Giove ha voluto distinguere coll’amor suo.»

12,00

553

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Böhme Jacob, I SEI PUNTI  TEOSOFICI (Sex Puncta Theosophica), Edizioni PiZeta,
Pgg.136 - NOVITÀ 2010

SCHEDA PDF misc30466

Sei punti teosofici min02Jacob Böhme nacque nel 1575 ad Alt Seidenberg, villaggio nell’Oberlausitz, da una famiglia di contadini agiati, originari forse dalla Boemia. Ebbe un’educazione severamente religiosa e frequentò la scuola comunale della vicina Seidenberg, in cui molta importanza era data all’insegnamento religioso e alle letture della Bibbia.

Dal 1594 al 1599 visse a Görlitz come garzone calzolaio dividendo il suo tempo tra le fatiche del mestiere e le occupazioni religiose. Nel 1600 ebbe una visione estatica, suscitata in lui dallo splendere di un comune piatto di peltro che, colpito dal sole, parve risvegliare in lui una chiarezza interna così violenta, da dargli la sensazione di aver svelato gli ultimi arcani delle cose. Lasciò però passare altri dieci anni in grande umiltà, e solo allora, in conseguenza di un’altra fortissima illuminazione, si decise a scrivere delle sue visioni e concezioni. Ma così cominciarono le angherie e le persecuzioni. Dopo alcuni mesi, le autorità della città, cedendo alle insistenze del parroco superiore della città, lo misero in prigione. Ben presto fu però rimesso in libertà, dietro la promessa di non pubblicare più nulla. Tuttavia, cinque anni dopo , spinto da amici e ammiratori devoti, riprese la penna, pubblicando fino alla sua morte, in rapida successione, una trentina di opere.

Verso il 1623 il parroco riprese la sua campagna contro di lui e nel maggio 1624 egli dovette andarsene dalla città per sfuggire alle continue angherie; si recò a Dresda, ove era già stato invitato in precedenza. Poco dopo, amaramente deluso nelle sue speranze di trovare in quella città un asilo tranquillo, tornò a Görlitz, piegato nel corpo e nell’animo, e vi morì il 17 novembre 1624 in seguito a un attacco di febbre. Si dice che nelle sue ultime ore mormorasse che sentiva il canto dei cori celesti.

    INDICE

  • INTRODUZIONE
  • PREFAZIONE DELL’AUTORE AL LETTORE
  • PRIMO PUNTO: Della crescita dei tre princìpi, e quale albero e vita ciascuno partorisca in sé e da sé. Come si debba ricercare e conoscere il fondamento della natura.
  • SECONDO PUNTO: Dell’albero commisto, buono e cattivo: ossia della vita dei tre princìpi l’uno nell’altro, e come si uniscano e si sopportino.
  • TERZO PUNTO: Della originarietà della crescita contrariata, in cui la vita contrasta con se stessa.
  • QUARTO PUNTO: Come il sacro e buon albero della vita eterna cresca da tutte le piante dei tre princìpi e come le superi senza esserne afferrato.
  • QUINTO PUNTO: Come una vita possa corrompersi nell’albero della vita, e come esso passi dal tormento dell’amore e delle gioie in un tormento di miseria, contrario a ogni altra vita.
  • SESTO PUNTO: Della vita delle tenebre, in cui dimorano i diavoli; della nascita e del tormento di questa vita.

13,00

406

de Bock, J.N.E., Santa Vehme (La). (2002) , pp. 160.

Dopo la splendida monarchia fondata da Carlomagno, con l’estinguersi della dinastia carolingia, l’autorità imperiale declinò sempre più. La corona dei Cesari passò a prìncipi sempre più deboli con il trionfo della totale anarchia. Si narra che proprio dai secoli bui attraversati dalla Germania sorgesse la mostruosa corte di giustizia detta tribunale segreto, generalmente nota come Santa Vehme. A quanto si tramanda, sembra che in origine il tribunale fosse stato fondato dallo stesso Carlomagno e composto da uomini integerrimi e senza macchia. Purtroppo col tempo il tribunale degenerò al punto da diventare un esercito di assassini. Si calcola che nel XIV e XV secolo i suoi membri – i franchi giudici – arrivassero fino a centomila e commettessero abusi e atrocità di ogni genere. Chi, colpevole o innocente, aveva la sventura di essere iscritto nel blut-buch, il libro di sangue, sarebbe caduto inevitabilmente nelle mani di questi carnefici invisibili.

Quest’opera, contributo alla storia delle società segrete, presenta una terribile ed affascinante prova dell’esistenza della tristemente famosa corte di giustizia, avvalendosi delle copiose testimonianze di giuristi e scrittori antichi. Essa è preceduta da una nota descrittiva della situazione della Germania intorno al XV secolo, tratta dalla Storia Universale di Cesare Cantù.

12,00

487

 Burckhardt Titus, ALCHIMIA , Archè - Edizioni PiZeta, 2005 , Pgg. 208, Alchimia

Titus Burckhardt (Firenze, 1908 – Losanna, 1984), la cui autorità e competenza nel campo della mistica, della cosmologia e della metafisica sono oggi unanimemente riconosciute (è stato, fra l’altro, traduttore assai apprezzato di grandi mistici musulmani), pubblicò quest’opera nel 1960. Essa è stata più volte edita in Italia e viene ora presentata in una nuova traduzione, insieme ai numerosi disegni originali e a 12 tavole fuori testo.

SOMMARIO

  • Capitolo I - L'origine dell'alchimia occidentale
  • Capitolo II – Natura e linguaggio dell'alchimia
  • Capitolo III – La saggezza ermetica
  • Capitolo IV – Spirito e materia
  • Capitolo V – Pianeti e metalli
  • Capitolo VI – La conversione degli elementi
  • Capitolo VII – La "materia prima"
  • Capitolo VIII – La natura universale
  • Capitolo IX – "Natura sa superare Natura"
  • Capitolo X – Zolfo, Argento vivo e Sale
  • Capitolo XI – Le "nozze chimiche"
  • Capitolo XII – L'Alchimia della preghiera
  • Capitolo XIII – L'atanor
  • Capitolo XIV – La storia di Nicolas Flamel
  • Capitolo XV – Le fasi dell'opera
  • Capitolo XVI – La Tavola di Smeraldo
  • Conclusione

30,00

523

 Castelli David, IL  MESSIA  SECONDO GLI  EBREI, Pgg: 328 - NOVITÀ 2008

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Il MessiaDavid Castelli (Livorno, 1836 - Firenze, 1901), allievo del rabbino Abramo Piperno e di Elia Benamozegh al collegio rabbinico di Livorno, completò la propria formazione filologica all'università di Pisa, frequentando i corsi di lingue semitiche di Fausto Lasinio. Abbandonata l'idea di seguire la carriera rabbinica, dedicò l'intera sua vita agli studi su svariati aspetti dell'ebraismo.
Nella presente opera, pubblicata nel 1874, l'autore presenta uno studio dotto e approfondito sulla figura del Messia.
Dichiarando fin dal principio di non volersi occupare della verità intrinseca della religione, ma di studiarla sotto il profilo psicologico e storico come una delle realtà della massima importanza nell'umana civiltà, David Castelli introduce l'opera con una presentazione della teologia ebraica in generale.
Segue la Prima Parte dedicata alle idee messianiche contenute nel Vecchio Testamento: Pentateuco, Libri storici, Libri profetici.
Nella Seconda Parte l’autore esamina le idee messianiche nei testi tradizionali ebraici quali: Talmud Babilonese, Talmud Gerosolimitano, Bamidbar Rabbà, Pesiqtà Zutratà, Jalqut Simeonì ed altri ancora. Completa lo studio l'Appendice, nella quale sono esposti brani tratti dai suddetti Libri tradizionali ebraici, a proposito del tempo della venuta del Messia, dei segni e delle sciagure che lo precederanno, dei due Messia, delle guerre messianiche e del giudizio finale.

20,00

543

De Maistre, Joseph : LETTERE AD UN GENTILUOMO RUSSO SU L’INQUISIZIONE SPAGNUOLA -  Edizioni PiZeta - Pgg.258 - NOVITÀ 2009

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Il conte Joseph de Maistre (1753 - 1821) nacque a Chambéry, nel¬la Savoia, allora facenteLettere Fr parte del Regno di Sardegna.
Dal 1802 al 1817 fu ambasciatore di re Vittorio Emanuele I alla corte dello zar Alessandro I a San Pietroburgo.
Diplomatico, filosofo e politico di alto livello, dopo una breve ini¬ziale simpatia per la Rivoluzione Francese, divenne - ed è tuttora con¬siderato - uno fra i più importanti ideologi del movimento controrivo¬luzionario, nonché fermo sostenitore della Restaurazione.
Cattolico rigoroso, visse tuttavia (dal 1774 al 1790) un'esperienza massonica, specialmente in una loggia rivolta al pensiero tradizionali¬sta di Louis Claude de Saint-Martin osservando, in questa corrente, la possibilità di ristabilire il Cristianesimo in Europa.

Nelle Lettere ad un gentiluomo russo su l'Inquisizione spagnuola - di cui presentiamo l'edizione in italiano del 1823 redatta da un ano¬nimo traduttore - Joseph de Maistre, con una logica stringente suppor¬tata da precise informazioni, mostra l'infondatezza delle accuse soli¬tamente rivolte al Tribunale dell'Inquisizione in Spagna, spesso lan¬ciate da esponenti dell'Illuminismo, mettendo invece in luce come l'operato del Tribunale potè, al contrario, evitare gravi calamità alla nazione.

10,00

528

Dito, Oreste, Massoneria, Carboneria ed altre società segrete - EPZ MILANO - Pgg.470 - NOVITÀ 2008

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In quest’opera l’Autore dipinge un ampio quadro delle due principali “sette” del Settecento e dell’Ottocento, Massoneria e Carboneria, descrivendone le origini, in parte leggendarie, in parte documentate, e, soprattutto, i loro scopi. Di entrambe vengono presentati i lavori in diversi gradi: particolare interesse, perché meno noti, offrono i rituali della Carboneria. Di questa, Oreste Dito descrive minutamente la complessa e ramificata struttura, l’articolazione dei gradi, le parole sacre e di passo, i segni e i toccamenti di riconoscimento. Accanto alle due suddette, l’Autore presenta numerose altre “sette” – cadute nell’oblio – che delle principali furono emanazioni o copie o, anche, avversarie. Ma esse tutte, sia “rivoluzionarie” sia “reazionarie”, ebbero tuttavia un denominatore comune: furono, ognuna a suo modo, il fermento che portò lentamente e faticosamente all’unità d’Italia.
E a questo proposito Oreste Dito sa, con tratto di penna efficacissimo, descriverne l’intensa attività nel tessuto sociale e politico, facendo vivere come attuali momenti significativi del passato: il periodo napoleonico innestatosi sulla Rivoluzione Francese, la restaurazione, i moti per la libertà, la giustizia e l’indipendenza, le spietate repressioni, gli ideali, le amare delusioni e le mai sopite speranze. L’opera è completata da una ricca Appendice contenente, fra l’altro, un ampio riferimento alla poesia massonica (Antonio Jerocades, Vincenzo Monti), nonché una serie di rari bolli massonici e carbonarici. 

Oreste Dito (Scalea, 1866 – Reggio Calabria, 1934), compiuti i primi studi a Scalea e a Cosenza, si laureò successivamente in Storia antica alla “Sapienza” di Roma con la tesi su Velia, colonia focese e, nel 1895, risultò primo nel concorso per la cattedra di Storia nei Licei . Dedicò la sua intensa vita alla scuola, quale insegnante e preside, e agli studi riguardanti soprattutto la Calabria.

28,00

407

Fabre d’Olivet, Antoine, Lingua ebraica restituita (La). (2002) , pp. 700 circa.

Antoine Fabre d’Olivet è a tutt’oggi conosciuto solo dai cultori di teosofia, esoterismo, massoneria. Le ragioni di ciò si trovano, in parte, nel complesso percorso della sua vita, da rivoluzionario a teosofo. Nato a Ganges (Linguadoca) nel 1767 – figlio di un ricco commerciante – divenne giacobino, scrisse opere rivoluzionarie e, sembra, ebbe contatti anche con anarchici. Convertitosi alla teosofia di antica tradizione in seguito ad un incontro “miracoloso” con una donna (che egli chiama Egeria Teofania), fondò un nuovo culto, la teodossia universale. Morì per un colpo apoplettico, nel 1825. Scrittore prolifico, tra le opere che ci sono pervenute, ricordiamo: Génie de la nation (1780), Le 14 de juillet 1789 (1789), Sage de l’Indostan (1796), Lettres à Sophie sur l’Histoire (1801), Le Troubadour, poésies occitaniques du XIII siècle (1803-1804), Les Vers Dorés de Pythagore (1813). Fra quelle rimaste a lungo inedite: Théodoxie universelle, Mes Souvenirs, La Vraie Maçonnerie et la Céleste Culture. La Lingua ebraica restituita, pubblicata in Francia nel 1815-16, è composta dalla grammatica, dal vocabolario dei radicali, dalla traduzione dei primi dieci capitoli del Sepher di Mosè (Genesi) e da copiose note storico-critiche. In essa l’autore riprende e dà corpo alle “fantasticherie” di studiosi precedenti: dal Kircher, al Leclerc, al Fréret, al Court de Gébelin.

La Lingua ebraica restituita è un capolavoro di archeologia linguistica che pone domande su tutto il nostro patrimonio culturale e, per quello che implicava, fu subito messa all’indice dalla Chiesa, che ne impedì in tal modo la diffusione. L’opera offre infatti una rivisitazione a più livelli, tutti del massimo interesse, dalla filologia e dalla linguistica alla teosofia, tanto più che lo stesso Fabre d’Olivet, proprio a partire da questo lavoro di archeologia linguistica pervenne alla sua teodossia universale.

Oggi, ristampata a distanza di oltre vent’anni dalla prima pubblicazione in Italia e in volume unico (in luogo degli originari tre tomi), l’opera vuole essere un contributo all’approfondimento di quella linea di ricerca che indaga sulla presenza della tradizione ebraica nella tradizione culturale occidentale. Basti pensare al peso determinante nella nostra storia di pensatori quali Spinoza, Marx, Freud, Einstein, Kafka, Walter Benjamin, Fromm, per renderci consapevoli della necessità di questa “apertura”.

50,00

504

Frattini, Riccardo, Streghe, maghi e alchimisti tra Rinascimento e Controriforma,
  2006,
pgg. 184

CLICCA SULL'IMMAGINE PER VISUALIZZARE
L'ANTEPRIMA DELL'OPERADopo avere esordito nel 2004 con il saggio L'Inquisizione a Verona, dedicato alla repressione dell'eresia, Riccardo Frattini cultore di storia dell'intolleranza torna a raccontare il Rinascimento, la Riforma e la Controriforma, partendo da un nuovo campo d'indagine, complementare al precedente: le streghe, i maghi e gli alchimisti,
L 'autore è riuscito a fondere nel suo libro una esposizione chiara, ordinata, razionale; la sua passione per la storia della marginalità, dei devianti, dell'intolleranza in senso Iato e religiosa in particolare; l'interesse psicologico per le paure, i sospetti, gli stati d'animo di donne e uomini, persecutori e perseguitati, comunque vittime di un medesimo clima culturale e di pensiero,
La trattazione affronta prima la tematica della stregoneria, poi quella della magia, perché i fenomeni sono distinti: mentre le streghe erano donne, incolte ed appartenenti alle classi più umili, i maghi e gli alchimisti erano al contrario uomini, letterati e membri delle classi dominanti; ancora, se la stregoneria era ricollegata al culto del diavolo, la magia naturale e l'alchimia venivano invece considerate la via illuminata per conseguire la piena conoscenza di Dio.
Nonostante queste profonde diversità, nei secoli XVI e XVII streghe, maghi e alchimisti vennero accomunati dalla medesima sorte di repressione da parte del potere costituito,
Il libro si propone di comprendere le ragioni di questa persecuzione.

Riccardo Frattini è nato a Legnago, in provincia di Verona, nel 1965.
Nel 1990 si è laureato in Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Ferrara discutendo una tesi in Storia del Diritto Italiano sull'Inquisizione a Venezia,
Esercita la professione di avvocato in Legnago, dove è titolare di uno studio legale,
Vive a Soave con la moglie Roberta e la figlia Arianna,

In copertina: Ermete Trismegisto, da Jean~Jacques Boissard, De divinatione & magicis praestigiis, Oppenheim, A.D.1615 circa.

19,00

516

Gli INNI DI PROCLO, Edizioni PiZeta, 2007, pgg.119, SCHEDA PDF01

Uomo e filosofo di eccezionali qualità morali e intellettuali, Proclo è l’ultimo dei massimi esponenti del neoplatonismo e della filosofia greca classica.Inni di Proclo

Nato a Costantinopoli intorno al 410 d. C. da famiglia benestante, compie gli studi di matematica, filosofia e retorica ad Alessandria d’Egitto. Tornato in patria, esercita per qualche tempo la professione del padre, avvocato, per poi dedicarsi interamente alla filosofia, recandosi ad Atene nel 431, per frequentare l’Accademia fondata da Platone. E in questa città trascorre l’intera sua vita (salvo un anno di esilio), giungendo a dirigere quella stessa Accademia.
 

Degli Inni agli Dei, viene riproposta l’edizione del 1856 la quale, insieme a essi – A Elio, Alle Muse, A Venere, A Ecate e a Giano, Ad Atena Polimete – presenta inoltre la Vita di Proclo redatta dal discepolo Marino. Questi dipinge – con abbondanza di significativi episodi – il maestro, le cui virtù, come ricorda, furono non solo «naturali, morali, politiche», ma anche ... «altre sopra queste elevate, cioè le purificative e contemplative, e quelle, così dette teurgiche; e quelle poi, che sono sopra queste, ...».

Gli Inni, tradotti da Enrico Ottino, sono da lui corredati da copiose Note, che indagano non solo su taluni aspetti del neoplatonismo, ma interpretano anche il profondo significato simbolico di varie divinità del panteon greco.

15,00

221

Gaffarel, J., Profondi misteri della Cabala divina. (1999), pp. 112.

Jacques Gaffarel (1601-1681), dottore in teologia e in diritto canonico, bibliotecario del Cardinale Richelieu; dotto orientalista, spirito esoterico versatissimo nella cabala e nelle scienze occulte.
“…questo trattato prepara allo studio dei testi sacri, attira verso queste ricerche gli spiriti che ancora ignorano ogni esegesi cabalistica, dimostrando loro … che vi sono misteri nella Torah, che esiste una scienza di questi arcani …” (Dr. Marc Haven).

9,30

505

Hammer-Purgstall, ]oseph von, Origine, potenza e caduta degli ASSASSINI. 2006, pp.222

 

Copertina Assassini03Il barone ]oseph von Hammer-Purgstall (1774 - 1856), insigne orientalista austriaco vissuto per lunghi anni a Costantinopoli, pubblicò quest'opera nel 1818: uno dei primi studi che aprirono agli Europei dell'epoca una finestra sull'antico mondo medio-orientale. La prima (e probabilmente unica) traduzione italiana, pubblicata a Padova nel 1838, avvenne per merito del professor Samuele Romanin (1808- 1861), il quale, dello stesso autore, tradusse anche la Storia dell'Impero Osmano.

L' Autore, nel suo documentatissimo lavoro largamente basato su fonti orientali di prim'ordine, descrive una parte notevole dell'intricata storia di quei popoli antichi, la quale è strettamente connessa alla diffusione dell' Islam e delle sue numerose sette eretiche e scismatiche, fra cui spicca quella gli Assassini.

La setta, fondata nel 1090 da Hasan ben Sabbah. ebbe quale sede principale la fortezza di Alamut in Persia. Capeggiati dal leggendario Vecchio della montagna, gli Assassini (che sembra debbano il loro nome all' assunzione di hashish) imperversarono per quasi due secoli nel Medio Oriente, temuti da re e da principi, fino alla loro caduta, intorno alla metà del 1200, per opera dei Mongoli guidati da Hulagu.

Hammer-Purgstall è insieme scrupoloso erudito e uomo del suo tempo; la sua opera evidenzia in tal modo due caratteristiche essenziali: da un lato la possibilità di affacciarsi su un mondo poco o per nulla conosciuto; dall' altro, la testimonianza della mentalità europea della sua epoca.

Siamo nel 1818 a Vienna, e l' Autore è stato per anni ed è tuttora funzionario di Casa d' Austria . La sua attuale posizione non può permettergli di essere libero di esprimere le sue conoscenze storiche: deve allinearsi con il pensiero dominante dell' Austria e dell' Europa "bacchettona" . Napoleone ha perduto ed è prigioniero a Sant'Elena: tutto ciò che ha fatto viene "demonizzato", le sue strutture demolite, le Logge massoniche che i suoi ufficiali avevano diffuso nei Paesi conquistati sono chiuse. Vengono falsamente attribuiti alle società segrete (e tale viene considerata anche la Massoneria) la responsabilità della Rivoluzione Francese e lo scopo di provocare la rovina del Trono e dell' Altare. Hammer-Purgstall rappresenta così anche la testimonianza dell' odio che un certo ambiente della "Restaurazione" aveva verso il pensiero libero del Settecento, trasferendo nel Medioevo un "pensiero" che sarebbe nato 500 anni dopo.

20,00

517

I PIÙ SEGRETI MISTERI DEGLI ALTI GRADI DELLA MASSONERIA SVELATI, Introduzione e note di René Le Forestier, ARCHÈ – EDIZIONI PIZETA , 2007, SCHEDA PDF01

Segreti Misteri«Sebbene non sia mai stato massone, Le Forestier è probabilmente uno dei migliori storici dell’Ordine. Germanista, si è dapprima interessato con la sua tesi, Les illuminés de Bavière et la Franc-Maçonnerie allemande, alla Massoneria al di là del Reno, poi, a partire dalla Stretta Osservanza, sulla quale ha avuto il merito di attirare l’attenzione dei ricercatori, alla Massoneria esoterica e mistica francese. Pubblica, nel 1915, una riedizione di Les plus secrets mystères de la Franc-Maçonnerie dévoilés, poi L’occultisme et la Franc-Maçonnerie écossaise (1928) e La Franc-Maçonnerie occultiste au XVIIIe siècle et l’Ordre des Élus Cohens (1928).

La sua ultima opera, postuma, è stata pubblicata nel 1970 da A. Faivr, La Franc-Maçonnerie templière et occultiste.
«Sebbene non iniziato, R. Le Forestier conosce benissimo ciò di cui parla». (Daniel Ligou, Dictionnaire de la Franc-Maçonnerie).Nella sua ampia Introduzione alla presente opera, René Le Forestier sottolinea gli oscuri natali della Massoneria e l’origine leggendaria ad essa attribuita dal pastore James Anderson, uno dei fondatori e autore del famoso Libro delle Costituzioni, e dal cavaliere André-Michel Ramsay.

Fa seguito quella che lo stesso Le Forestier definisce «raccolta autentica di alti gradi», vale a dire i rituali di otto cosiddetti “Alti Gradi”: Perfetto Massone Eletto, Eletto di Pérignan, Eletto dei Quindici, Piccolo Architetto, Grande Architetto, Cavaliere della Spada, Noachita o Cavaliere Prussiano, Cavaliere Rosa-Croce. L’opera presenta inoltre alcuni “quadri di Loggia” in uso nel Settecento, e si conclude con un enigmatico documento intitolato Sublime Assemblea dei Massoni Africani.

20,00

542

Mead, George R.S., APOLLONIO DI TIANA, il filosofo riformatore del I° secolo della nostra era. - Edizioni PiZeta - Pgg.140 - NOVITÀ 2009

SCHEDA PDF misc30466

Apollonio FrGeorge Robert Steow Mead, nasce a Nuneaton (Inghilterra) nel 1863. Profondo studioso dei Misteri dell'antichità, è autore di numerosi scritti soprattutto di carattere gnostico.

In quest'opera - di cui ripubblichiamo la prima traduzione italiana, molto apprezzata da Arturo Reghini (Ignis, Agosto-Settembre 1925, n. 8-9) - l'autore raccoglie ed esamina le notizie su Apollonio, affascinante figura di filosofo e taumaturgo, cercando di portarne alla luce la persona reale, liberata dalle incrostazioni fantastiche che, favorevoli o contrarie, vi si sono nel tempo sovrapposte.

Mead espone così le varie testimonianze sul filosofo: da quelle (peraltro controverse) scritte nel III secolo da Filostrato - basate soprattutto sulle note di Damis, fedele discepolo di Apollonio - a quelle lasciate, ad esempio, da numerosi Padri della Chiesa.

Ne emerge pertanto il contorno di un uomo che, presto abbandonati gli averi paterni, si orienta definitivamente verso la vita pitagorica fatta di studio e di ascesi, di continui viaggi e di "miracoli", tanto che alcuni ne sottolineano sorprendenti affinità con Gesù Cristo.

13,00

519

G.R.S.Mead: COME IN ALTO COSI IN BASSO, Edizioni PiZeta , NOVITÀ 2007

SCHEDA misc30466

George Robert Stow Mead, nasce a Nuneaton (Inghilterra) nel 1863. Profondo studioso dei Misteri dell’antichità, è autore di numerosi scritti soprattutto di carattere gnostico, fra cui il famoso Frammenti di una fede dimenticata.altobasso DEF
La presente opera – pubblicata nel 1910 e tradotta in italiano alcuni anni più tardi – merita di essere riproposta per il valore e l’attualità dei suoi contenuti: essa si compone di un insieme di saggi in cui l’autore fornisce molte illuminanti considerazioni.
Indicativo, a tal proposito, il capitolo Eresia, ove Mead tratta di questo argomento diversamente da altri, osservando con sagacia che eretici furono Paolo, Gesù, Socrate, Buddha, e che «frequentemente l’eresia di oggi diventa l’ortodossia di domani».

ISBN 88-87625-36-0
ISBN 978-88-87625-36-3

In copertina:
Lambsprinck, De Lapide Philosophico, 1678.

15,00

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Lanci, Michelangelo, La Sacra Scrittura, 2005,  pgg. 324

Michelangelo Lanci (1779- 1867) nato a Fano da nobile famiglia, entra a dodici anni in seminario e viene ordinato sacerdote nel 1803. Si distingue fin dalla giovinezza per il suo talento soprattutto nell' apprendimento delle lingue: greco, ebraico, siro-caldaico, arabo, tanto da venire nominato nel 1807, a soli ventotto anni, professore di arabo alI 'Università romana. Su proposta del cavaliere Italinski, ambasciatore di Russia presso la Corte Romana, e del Duca di Blacas d' Aulps, ottiene nel 1820 l'incarico d'interprete delle lingue orientali nella Biblioteca Vaticana e, nel 1821, intraprende un lungo viaggio di tre anni visitando Germania, Polonia, Russia, per poi trattenersi per circa un anno a Parigi.


L'audacia delle tesi sostenute nelle sue opere, di cui La Sacra Scrittura è una delle principali, gli causarono non pochi problemi con il Sant'Uffizio, fino alla perdita dei mezzi di sussistenza, anche se potè contare sull ' aiuto dei numerosi estimatori. In seguito tuttavia, con l'avvento al soglio pontificio di Pio IX, il dotto abate fu richiamato a Roma.
Morì a Palestrina all'età di quasi 88 anni.

Nella Prima Parte di La Sacra Scrittura Michelangelo Lanci si propone di esaminare alcuni dei passi più oscuri della Bibbia, applicando quanto è stato scoperto dalle investigazioni sulle antichità degli egizi, dei fenici e degli assiri e, in particolare, dei rispettivi antichi alfabeti. Stabilito un punto di contatto tra tali alfabeti e quello ebraico, avvalendosi inoltre dell'apporto della lingua araba, l'autore illustra in primo luogo il misterioso nome divino Eloim, all'inizio della Genesi; prosegue esaminando i famosi Giganti, figli di Dio congiunti con le figlie degli uomini; considera infine un altro vocabolo misterioso - Azazele - per dimostrare che anch ' esso è un nome divino.
Nella Parte Seconda vengono studiate le Are egiziane per un raffronto con gli oggetti di culto degli Ebrei, fra cui spicca il Candelabro o Menorah, ed esaminate le due Colonne del Portico di Salomone: Jachin e Boaz.
Nella Parte Terza l'analisi dell'autore è rivolta ai Cherubini e ai Serafini e alle loro forme, all' Arca dell'alleanza, alle vesti del Sommo Sacerdote - in particolareall ' e/od - per poi trattare degli Urìm e dei Tumìm e dei Terafim dei profeti Osea, Samuele, Ezechiele, Zaccaria.
Infine, nella Parte Quarta, il Lanci approfondisce quanto attiene alle consultazioni della Divinità fatte per mezzo di Urìm e Tumìm, fornendo altresì un'illustrazione dell'origine delle figure e dei segreti cabalistici.
Lo studio è corredato dai Testi Biblici illustrati nell'opera (in ebraico ), e da alcune preziose tavole che facilitano la comprensione di taluni argomenti trattati.

32,00

348

Marquès-Rivière, J., All’ombra dei monasteri tibetani, (1982), pp. 208.

Questo lungo racconto “esoterico” comparve la prima volta nel 1929 ed ebbe subito un grande successo, poiché, come  rilevò René Guénon su Le Voile d’Isis, “… in forma romanzata …, contiene una quantità di informazioni interessanti su cose pochissimo conosciute in Occidente” e “molte notizie sui centri spirituali  tibetani”, “esposte in forma gradevole”. L’Autore finge di aver ricevuto da un indù di passaggio a Parigi una lettera e il racconto di un amico “partito per l’India” diversi anni prima. Si rievocano  i tempi del distacco dalla Francia, il racconto delle varie tappe del noviziato e dell’ascesi, fino al momento in cui la fuga dal vortice del samsara sembra ormai conclusa, quando un imprevisto maestro si fa incontro all’eremita e lo chiama a un “nuovo sacerdozio” nel Regno della Vita.

14,46

435

Marquès-Rivière, Jean, Yoga tantrico indù e tibetano, (2003), pp. 192.

Cos’è dunque il Tantrismo? In primo luogo è un esoterismo, ma, soprattutto, è una dottrina completa, totale, che riguarda sia l’aspetto fisico sia l’aspetto metafisico. È una “Summa” nel senso medioevale del termine.
Il Tantrismo – insieme di tradizioni riguardanti l’Essere, il cosmo, il macrocosmo, il microcosmo, l’iniziazione, il culto, le tecniche Yoga – è una visione del mondo, una mirabile sintesi che, al contrario della scienza occidentale, considera l’uomo non solo dal punto di vista anatomico, ma anche da quello fisiologico, patologico, morale, sociale, psichico, spirituale.
Di questo insieme, l’uomo, che è forse la più autentica unità della natura, è il centro da cui partono e cui ritornano le meditazioni analitiche (shivaiste) e sintetiche (vishnuiste) del Tantrismo. Passando per il dualismo metafisico, sperimentando gli opposti, l’adepto (lo shâkta), raggiunge l’unione liberatrice.

SOMMARIO 

  • Introduzione
  • Capitolo I – Le dottrine dello Yoga e del Tantrismo in Asia
  • Capitolo II – I fondamenti dell’insegnamento dello Yoga
  • Capitolo III – L’anatomia sottile del corpo umano secondo lo Yoga. Le nâdî, i chakra.
  • Capitolo IV – Il risveglio della Forza Kundalinî
  • Capitolo V – I metodi fisici, il controllo del respiro, i metodi mentali
  • Capitolo VI – Tecniche cinesi, giapponesi e tibetane. Concordanza con le pratiche dello Yoga indù
  • Capitolo VII – Il problema del sesso nello Yoga e nel Tantrismo
  • Capitolo VIII – La morte, gli stati post-mortem e la reincarnazione secondo lo Yoga
  • Capitolo IX – La pratica dello Yoga in Occidente. Il messaggio dell’Asia
  • Lessico dei termini sanscriti

20,00

289

Reghini,A.,  Aritmosofia, (2000), pp.75 . Ristampa

10,50

381

Reyor, J., A compimento dell’opera di René Guénon - le “Considerazioni sulla via iniziatica” (2000), pp. 349.

Jean Reyor incontrò per la prima volta nel 1928 René Guénon, i cui scritti lo avevano conquistato alle dottrine  tradizionali. Da quel momento Reyor godette della completa fiducia di Guénon, con il quale intrattenne dapprima frequenti relazioni dirette e, dopo il trasferimento di quest’ultimo al Cairo (dove morì nel 1951), regolari scambi epistolari.
A partire dal 1932 e fino al 1960, Reyor diresse la rivista Le Volle d’Isis — poi Études Traditionnelies — e divenne uno dei più autorevoli portavoce di Guénon in francia.
La presentazione in volumi — di cui questo è il primo — degli studi pubblicati da Reyor sulle riviste Études Traditionnelies e Le Symboiisme è particolarmente opportuna perché i suoi lavori costituiscono un notevole insieme di commenti che completano utilmente l’opera di René Guénon nel più rigoroso rispetto del suo pensiero.
Dopo la pubblicazione di Aperçus sur l’initiation (considerazioni su/la via iniziatica) di Guénon, Reyor intraprese l’esame di taluni aspetti pratici contenuti in quell’opera,fornendo una risposta ai problemi sorti in coloro che aspiravano ad entrare in una via di realizzazione spirituale, in seguito al contatto con il messaggio guénoniano.
È auspicabile che l’attuale pubblicazione di questi preziosi lavori possa, come all’epoca della loro comparsa, aiutare i lettori di Guénon a dissipare certe illusioni e ad effettuare le scelte adeguate alle aspirazioni spirituali suscitate dalla sua opera.

25,82

394

Reyor, Jean, A compimento dell’opera di René Guénon – Massoneria e Chiesa Cattolica. (2001) , pp. 240.

In questo volume, il secondo della trilogia, Jean Reyor esamina e critica alcune proposte presentate da Cattolici o da Massoni per una “tregua” o una “pacificazione” fra Massoneria e Chiesa Cattolica. Infatti, dal 1738, la Massoneria è stata condannata dal Magistero di Roma, ed i Massoni scomunicati.
A partire dai  chiarimenti apportati da René Guénon in merito ai rapporti normali fra un esoterismo e l’essoterismo da cui il primo dipende, Jean Reyor mostra come il disconoscimento della specifica natura della Chiesa Cattolica e della Massoneria contribuisca ad offuscare i giudizi e a rendere inaccettabili le soluzioni proposte per risolvere il problema degli attuali rapporti fra queste due organizzazioni  tradizionali.
In compenso, Jean Reyor contribuisce in modo determinante a chiarire il problema, precisando in particolare le basi tradizionali generali a partire dalle quali dev’essere esaminata  una questione vecchia di oltre due secoli e mezzo.
Jean Reyor (1905-1988) conobbe René Guénon nel 1928, intrattenendo con lui costanti relazioni fino alla morte di questi, nel 1951. Pubblicò i  propri scritti nelle riviste Études Traditionnelles e Le Symbolisme.

23,24

417

Reyor, Jean, A compimento dell’opera di René Guénon – Studi sull’esoterismo cristiano., (2002), pp. 272.

Il presente volume è il terzo della serie che riunisce studi ispirati all’opera di René Guénon. Il loro autore, Jean Reyor (1905-1988) è stato, dal 1932 al 1960, la persona di fiducia di Guénon per assumere la direzione della redazione di Le Voile d’Isis e di Études Traditionnelles. Questa raccolta comprende gli studi (a firma di Jean Reyor o di uno dei suoi pseudonimi) apparsi fra il 1950 ed il 1970 sulle riviste Études Traditionnelles e Le Symbolisme.

Gli argomenti presentati, imperniati sull’esoterismo cristiano, prendono le mosse da talune tracce rilevabili fin dagli albori del Cristianesimo come anche in epoche successive, in particolare in collegamento con i Templari, Dante, Dürer, il Rinascimento.

Nel volume viene ampiamente trattato il fatto che l’esoterismo cristiano è basato essenzialmente su quello ebraico e sui metodi ermeneutici tradizionali direttamente derivati dal Giudaismo, in particolare quelli messi in luce nel XIII secolo dalla cosiddetta corrente cabalistica.

Oltre ad alcune questioni relative all’Ordine del Tempio ed al suo “nucleo” esoterico, l’Ordine del Graal, vengono presentati chiarimenti e precisazioni anche in merito alla Fede Santa, ai Fedeli d’Amore, al Rosicrucianesimo, ai Cabalisti cristiani del Rinascimento.

25,00

548

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Rivière, Jean Marquès, VERSO BENARES, LA CITTÀ SANTA - EDIZIONI PIZETA - Pagine: 122 NOVITÀ 2009

SCHEDA PDF misc30466

BenaresIl lama tibetano Li-Log e il suo chela Legs-Se viaggiano attraverso il Tibet percorrendo itinerari impossibili, dagli elevati passi di montagna alle profonde vallate, al fine di adempiere a delicate, benefiche missioni affidate da una figura misteriosa.
Facendo sosta in enormi, silenziosi monasteri o in misere capanne, i viandanti incontrano le più diverse avventure fino ad arrivare a Benares, la città santa, la città di Shiva, dove Li-Log, vecchio e stanco, deve compiere l’ultima missione: trasmettere l’autentica iniziazione al suo chela.
Disseminate nel romanzo vi sono interessanti indicazioni sul buddismo tibetano e talune “possibilità” che, agli occhi di un occidentale, potrebbero suonare straordinarie.

ISBN: 978-88-87625-56-1

12,00

534

Ruth, Emil - STUDI SOPRA DANTE ALLIGHIERI PER SERVIRE ALL’INTELLIGENZA DELLA DIVINA COMMEDIA, Edizioni PiZeta, Pgg: 377 - NOVITÀ 2008

SCHEDA misc30466

Dante Allighieri Fweb02Edita nell'originale tedesco ne11853, l'opera fu pubblicata in italiano nel 1865, in occasione del sesto centenario della nascita del sommo poeta.
Emil Ruth parte dalla constatazione che vi sono due serie difficoltà che trattengono i più ad avvicinarsi alla DIVINA COMMEDIA: la prima è l'ignoranza della filosofia, della teologia d'allora e del peculiare concetto politico di Dante; la seconda, la poca chiarezza e la confusione delle interpretazioni.
Con gli Studi l'autore si propone così di servire di semplice spiegazione della DIVINA COMMEDIA ed agevolare il lettore senza ostacolarne il piacere. Presupposto fondamentale degli Studi è il fatto che Dante volle, nel suo poema, ammaestrare gli uomini intorno alla loro doppia destinazione, vale a dire il conseguimento della felicità terrena e celeste.
L'autore si è quindi dedicato a mettere insieme, con l'aiuto di vari scritti danteschi (Convito, De Monarchia, Vita Nuova) e di molti passi della DIVINA COMMEDIA, non solo il sistema della doppia destinazione dell'uomo, ma anche dei mezzi per conseguirla.

26,00

547

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Schopenhauer, Arthur - MEMORIA SULLE SCIENZE OCCULTE - EDIZIONI PIZETA - Pagine: 196 - NOVITÀ 2009

SCHEDA PDF misc30466

Memoria SOIl presente volume raccoglie tre saggi del filosofo tedesco a proposito del magnetismo animale, del destino dell’individuo e delle apparizioni di spiriti. Schopenhauer ne illustra i contenuti essenziali alla luce della sua dottrina fondamentale: la volontà sta alla base ed è l’origine di ogni cosa e pertanto la natura, ovvero il mondo fenomenico, è solo la manifestazione di tale principio.
Valendosi degli scritti di numerosi autori, Schopenhauer giunge a una conclusione che, in un filosofo dell’epoca, può apparire sorprendente, ovvero non solo della possibilità, ma anche della realtà della magia. In tal modo egli afferma: «Sempre, in tutte le cose, è la filosofia ad avere l’ultima parola; spero che la mia, ammettendo quale realtà unica e onnipotente della natura la volontà, abbia reso concepibile la possibilità della magia e, ammettendone l’esistenza, l’abbia resa comprensibile; inoltre, facendo rientrare il mondo oggettivo nel dominio della idealità, abbia anche aperto la via alla corretta opinione sulle visioni e apparizioni di spiriti».

Arthur Schopenhauer (Danzica, 1788 - Francoforte, 1860) fu un ingegno versatile che, giovanissimo, decise di dedicarsi alla filosofia, anche se i suoi interessi spaziarono in diversi altri campi: fisica, chimica, matematica, anatomia.
Al termine di lunghi viaggi attraverso l’Europa, si fermò infine a Francoforte, conducendo un’esistenza ritirata che gli valse la reputazione di misantropo. La sua opera principale, Il mondo come volontà e rappresentazione, pubblicata nel 1819, ebbe un modestissimo successo. L’affermazione del filosofo avvenne solo una ventina d’anni dopo a seguito della pubblicazione, nel 1851, di Parerga e paralipomena, opera che determinò l’interesse anche per gli altri lavori e le idee del pensatore.
Negli ultimi anni della sua vita fu circondato da una ristretta cerchia di fedelissimi, fra cui il compositore Richard Wagner.

ISBN: 978-88-87625-42-4

20,00

445

Schuon, Frithjof - Comprendere l’Islam, 2004, pp. 192.

Schuon, Frithjof – “il grande metafisico del XX secolo”, nell’ormai nota definizione di Jean Biès – da quando è apparso, nel 1961, si è diffuso in un breve lasso di tempo in tutto il mondo, tradotto in inglese, tedesco, spagnolo, italiano, portoghese, arabo, turco, persiano, giavanese… Come viene spiegato nella prefazione del libro, l’intenzione dell’Autore scrivendolo «non consiste tanto nel descrivere l’Islam quanto nello spiegare perché i Musulmani vi credano; … quello a cui miriamo … è in definitiva la scientia sacra o la philosophia perennis, la gnosi universale che è sempre stata e sempre sarà». E appunto tale disegno «meglio di tutte le abbondanti produzioni degli islamisti, aiuta a “comprendere l’Islam” in profondità e a coglierne la verità intrinseca», secondo la recensione di R. Du Pasquier (Études Traditionnelles, n. 365, mai-juin 1961). Ripubblicandolo, quasi trent’anni dopo la sua prima traduzione in lingua italiana, abbiamo creduto di fare cosa gradita ai lettori vecchi e nuovi: proponendone, ai primi, la rilettura in un’edizione riveduta e arricchita di pagine pregnanti relative alla Sunna, e per far conoscere, ai secondi, l’Islam nella sua essenza e nella sua purezza originaria, mostrando loro tutti i punti d’incontro che esso ha con altre prospettive tradizionali; e ciò fuori delle condizioni effimere della storia e lontano dagli accadimenti umani generati da circostanze che a volte, seppure in modo inconsapevole, possono velarne e spostarne – agli occhi dei più – il messaggio provvidenzialmente voluto.

Frithjof Schuon nasce a Basilea il 18 giugno 1907, da genitori di origine germanica e alsaziana. Già in gioventù trova la sua vocazione nella metafisica, nella spiritualità, nella religione. Coltiva lo studio dei filosofi, particolarmente di Platone, ma soprattutto legge e medita la Bhagavadgîtâ, s’immerge nel Vedânta e impara l’arabo. Profondamente vedantico, nel corso di numerosissimi viaggi – sempre orientati a incontri con rappresentanti delle varie religioni, o alla visita di luoghi d’arte e di spiritualità del passato – approfondisce e s’impadronisce di tutte le religioni per coglierne l’unità soggiacente, quella sophia perennis di cui è il più autorevole interprete del suo secolo.

12,00

339

Simon e Théophane (Albert de Pouvourville, alias Matgioi, e Léon Champrenaud), Insegnamenti segreti della Gnosi (Gli).

Da tempo introvabile, quest’opera espone la Gnosi come fu considerata dai neo-gnostici francesi agli inizi del secolo.  Gli autori passano in rassegna le principali teorie della Cabala e ritengono peraltro di poter stabilire delle concordanze sia con la Massoneria sia con il Taoismo, soffermandosi soprattutto sull’aspetto femminile della realizzazione spirituale e della Sofia. René Guénon, che fu egli stesso vescovo neo-gnostico e diresse dal 1909 al 1912 la rivista La Gnose, organo della Chiesa, si  riferì esplicitamente a quest’opera a proposito della “Tradizione [che], in realtà, ammette non solo la pluralità dei mondi abitati, ma anche la pluralità delle umanità sparse su questi mondi” (Études sur la Franc-Maçonnerie, II, p. 297); cfr. anche Le Symbolisme de la Croix, cap. XXIV, dove l’opera è citata in nota a proposito dell’asse verticale, che collega tutti gli stati dell’essere fra loro ed al centro dell’essere totale, “che costituisce l’elemento superiore non-incarnato dell’uomo, e che gli serve da guida attraverso le fasi dell’evoluzione universale”.

13,43

387

Viseux, D., L’apocalisse — Il suo simbolismo e la sua visione del mondo.

L’Apocalisse di San Giovanni è uno dei testi tradizionali più  rappresentativi della tradizione occidentale, ma anche fra quelli di più ardua comprensione.
L’Autore, trascurando volutamente le interpretazioni convenzionali e le facili profezie, esamina la ricca messe di simboli cogliendo sorprendenti analogie non solo con gli scritti canonici dell’Antico e del Nuovo Testamento, ma anche con  Testi Sacri dell’Islam (Corano) e del giudaismo (Zohar), con Testi Apocrifi (Libro di Enoch, Apocalisse di Elia) ed Opere Gnostiche (Pistis Sophia).
Prendendo spunto dalla teoria dei cicli cosmici (i Manvantara  della Tradizione Indù e i quattro Yuga o età del mondo), l’Autore prospetta una visione cosmogonica ed escatologica del mondo, proponendo altresì numerose riflessioni sui ‘segni dei tempi”. 2001 , pp.248, con illustrazioni.

25,82

Legenda: testo in lingua francese -  testo in lingua italiana

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