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Opere edite dalle Edizioni PiZeta ed altre distribuite disponibili (Prezzi in Euro, IVA inclusa)
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Böhme Jacob, I SEI PUNTI TEOSOFICI (Sex Puncta Theosophica), Edizioni PiZeta, Pgg.136 - NOVITÀ 2010
SCHEDA PDF 
Jacob Böhme nacque nel 1575 ad Alt
Seidenberg, villaggio nell’Oberlausitz, da una famiglia di contadini agiati, originari forse dalla Boemia. Ebbe un’educazione severamente religiosa e frequentò la scuola
comunale della vicina Seidenberg, in cui molta importanza era data all’insegnamento religioso e alle letture della Bibbia.
Dal 1594 al 1599 visse a Görlitz come garzone calzolaio dividendo il suo tempo tra le fatiche del mestiere e le occupazioni
religiose. Nel 1600 ebbe una visione estatica, suscitata in lui dallo splendere di un comune piatto di peltro che, colpito dal sole, parve risvegliare in lui una chiarezza
interna così violenta, da dargli la sensazione di aver svelato gli ultimi arcani delle cose. Lasciò però passare altri dieci anni in grande umiltà, e solo allora, in conseguenza
di un’altra fortissima illuminazione, si decise a scrivere delle sue visioni e concezioni. Ma così cominciarono le angherie e le persecuzioni. Dopo alcuni mesi, le autorità
della città, cedendo alle insistenze del parroco superiore della città, lo misero in prigione. Ben presto fu però rimesso in
libertà, dietro la promessa di non pubblicare più nulla. Tuttavia, cinque anni dopo, spinto da amici e ammiratori devoti, riprese la penna, pubblicando fino alla sua morte, in rapida
successione, una trentina di opere.
Verso il 1623 il parroco riprese la sua campagna contro di lui e nel maggio 1624 egli dovette
andarsene dalla città per sfuggire alle continue angherie; si recò a Dresda, ove era già stato invitato in precedenza. Poco dopo, amaramente deluso nelle sue speranze di trovare in
quella città un asilo tranquillo, tornò a Görlitz, piegato nel corpo e nell’animo, e vi morì il 17 novembre 1624 in seguito a un attacco di febbre. Si dice che nelle sue ultime ore
mormorasse che sentiva il canto dei cori celesti.
INDICE
- INTRODUZIONE
- PREFAZIONE DELL’AUTORE AL LETTORE
- PRIMO PUNTO: Della crescita dei tre princìpi, e quale albero e vita ciascuno partorisca in sé e da sé. Come si debba ricercare e conoscere il fondamento della natura.
- SECONDO PUNTO: Dell’albero commisto, buono e cattivo: ossia della vita dei tre princìpi l’uno nell’altro, e come si uniscano e si sopportino.
- TERZO PUNTO: Della originarietà della crescita contrariata, in cui la vita contrasta con se stessa.
- QUARTO PUNTO: Come il sacro e buon albero della vita eterna cresca da tutte le piante dei tre princìpi e come le superi senza esserne afferrato.
- QUINTO PUNTO: Come una vita possa corrompersi nell’albero della vita, e come esso passi dal tormento dell’amore e delle gioie in un tormento di miseria, contrario a ogni altra vita.
- SESTO PUNTO: Della vita delle tenebre, in cui dimorano i diavoli; della nascita e del tormento di questa vita.
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13,00
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121
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Aurore naissante ou la Racine de la Philosophie, de l’Astrologie et de la Théologie (L’), (1977), pp. 464.
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30,50
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455
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Boehme, Jacob - Le Chemin pour aller à Christ, (2004), pp.442
I trattati che compongono quest’opera furono redatti da Bœhme verso la fine della sua vita, negli anni 1623-1624 (alcuni autori fanno
risalire almeno uno di essi al 1622). Nell’edizione dei Sämmtliche Werke di Schiebler, il trattato “Il vero pentimento” (De Pœnitentia) porta la data del 9 febbraio 1623
(p. 76). Il trattato “La Rigenerazione” (Von der Wiedergeburt) è forse del 1623 o più probabilmente del 1624, dato lo stile conclusivo e riepilogativo usato da Bœhme, quasi con l’atteggiamento di chi si prepara ad affrontare un giudizio;
inoltre, vi è citato il Mysterium Magnum che è del 1623. Il trattato “Dialogo fra un’anima illuminata ed una priva di luce” porta la data
del 1624 ed è analogo, per molti aspetti, al ”Dialogo della Vita sovrasensibile”. Quanto al trattato ”La santa Preghiera”, l’edizione Schiebler, la più accreditata e completa, porta queste righe a piè di pagina del titolo: «questo libretto di preghiere, come anche altre opere, è stato lasciato incompiuto da Bœhme perché il 18 novembre 1624, la sesta domenica dopo la festa
della Trinità , ha lasciato questo mondo pronunciando queste parole: ora me ne vado in paradisoà». Ciò avvenne poco dopo il suo arrivo a Gőrlitz.
Quest’opera - non si sa di
preciso quale o quali trattati - provocò il secondo (ed ultimo) esilio del suo autore. Questi, qualificato dal Consiglio municipale di Gőrlitz del 26 marzo 1624 come “fuorviato strambo ed entusiasta Jacob Bœhme” fu, a quanto sembra, perseguitato in particolar modo dal pastor primarius Gregor Richter, suo
personale nemico, che lo definì a sua volta ”supremo fariseo” (lettera di Bœhme del 6 aprile 1624 a Sigismund Schweinitz, edizione Schiebler, VII, p. 583).
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28,50
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Clef ou explication de divers points et termes principaux, (1977), pp. 128, con illustrazioni.
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De la Signature des choses. (1975), pp. 216, con illustrazioni.
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30,00
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De l’Election de la Grâce. (1976), pp. 264.
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De l’Incarnation de Jésus-Christ. (1976), pp. 308.
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