Induismo-Buddhismo-Tantra-Yoga

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Opere edite dalle Edizioni PiZeta ed altre distribuite disponibili (Prezzi in Euro, IVA inclusa)

 

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AUTORE, TITOLO, SOGGETTO

PREZZO €

117

Ashtâvakra Gîtâ, a cura di Shastri, H.P. Poema articolato in brevi versetti che stimola il discepolo a  superare il flusso di coscienza mentale, causa e frutto dell’assoggettamento ai sensi; affronta il problema del rapporto fra il Sé e il Cosmo; indica le condizioni preliminari per percorrere il  cammino verso la saggezza e l’illuminazione, fino ad arrivare alla conclusione che la vera grande anima (Mahâtma) è di colui “… che non desidera ardentemente né i piaceri né la liberazione”.  (1980), pp. 80.

11,00

124

Avadhût Gîtâ, a cura di Shastri, H.P. L’opera è attribuita al Mahâtma Dattâtreya, figura circondata da  un alone di leggenda e che sembra esser vissuto all’inizio della nostra era. La prima parte può considerarsi una sorta di analisi che si eleva dalla sfera della psiche alla constatazione  dell’identificazione del Tutto con Brahman (l’Assoluto Impersonale). Nella seconda parte si affronta il compito di definire Atman e Brahman, cioè il Sé e l’Assoluto. Nei capitoli  successivi si analizza la differenza fra la vera Conoscenza e il sapere “profano”. (1980), pp. 56.

8,50

232

Sainte Upanishad de la Bhagavad Gîtâ (La). Testo sanscrito, traduzione, introduzione e note di J.  Marquès-Rivière, (1979), pp. 392.

La Bhagavad Gîtâ (o “Canto del Beato”) è una parte fondamentale del Mahâbhârata (“Storia della grande lotta dei  Bharata”), il gigantesco e ramificato poema che è insieme composizione poetica e summa della scienza sacra e profana dell’epoca (forse IV secolo d.C.). La Bhagavad Gîtâ, articolata in 18 canti, è un  poema didascalico-spirituale che può presentarsi come ammaestramento non solo per gli Indù, ma per l’umanità tutta.

34,00

234

Shiva-Svarodaya. La Naissance du Souffle de Vie révélé par le Dieu Shiva. Tradotto dal sanscrito da Alain Daniélou, (1982), pp. 80. Daniélou ci dà la traduzione di un testo concernente uno degli aspetti centrali dello Yoga. Le quattrocento strofe che lo compongono analizzano alcuni degli aspetti del soffio-energia (prâna, qui chiamato svara)  che anima l’universo nel suo insieme, così come ciascuna delle sue parti. Il testo, dopo aver dato le indicazioni sulla natura di svara e la sua circolazione nei canali del corpo sottile, dà un cenno di ciò che si ottiene con la padronanza dello svara:  guarigione di certe malattie, immunità, ecc.

16,00

399

Anagârika Prajnânanda, Bouddhisme gnostique. Jnâna et prajnâ Gnose et prognose,seguito da Technique de Libération. (1981), pp. 240.

21,00

218

Baistrocchi, M., Portes du Ciel: “devayâna” e “pitriyâna” (Les). (1979), pp. 32.

6,50

182

Bhatt, M. – Remy, J., Kalki-Purâna (Le). Prima traduzione in lingua occidentale di una delle principali opere tradizionali di carattere escatologico dell’area indù. Kalki, indicato come decima incarnazione - che si verificherà nel futuro – del Dio Vishnu, viene presentato come il Maestro del prossimo ciclo che appare alla fine del presente. (1982), pp. 216, con illustrazioni.

24,50

262

Ceccomori, S., Cent ans de Yoga en France, (2001), pp. 408.

Contenuto:

  • Les courants religieux indiens et occultistes occidentaux proposent le Yoga
  • Les Précurseurs (entre les deux guerres): René Guénon
  • Les grand vulgarisateurs
  • La France et les grands maîtres spirituels indiens
  • Les managers de multinationales
  • Les premières recherches et les premiers guides français
  • L’explosion du Hatha-Yoga
  • Les Hatha-Yogas indiens

45,50

110

Coomaraswamy, A.K., Arbre Inversé (L’), (1984), pp. 60.

14,00

119

Coomaraswamy, A.K., Aspects de l’hindouisme. Sei saggi. (1988), pp. 96.

In questi sei saggi, Coomaraswamy tratta differenti aspetti dell’Induismo: dall’esemplarismo vedico passando per il  “Nirukta” e la dottrina tantrica della Bi-Unità, alla dottrina del gioco divino. Come di consueto, Coomaraswamy, in ogni saggio, non manca di comparare le dottrine indù a quelle del pensiero  occidentale, sia che appartengano al mondo classico ed ellenistico sia a quello medioevale.

15,00

123

Coomaraswamy, A.K., Autorité spirituelle et pouvoir temporel dans la perspective indienne du gouvernement. La presente traduzione ha valore di ne varietur perché tiene conto delle correzioni e delle aggiunte apportate da Coomaraswamy in vista di una edizione definitiva, (1985), pp. 160.

24,50

207

Coomaraswamy, A.K. Nouvelle approche des Védas (Une). Essai de traduction et d’exégèse. (1994), pp. 224.

In questo libro la fedeltà alla “lettera”  si accompagna all’incontro con lo Spirito per indurre l’autore ad  utilizzare le risorse delle scritture vediche e cristiane, che si chiariscono reciprocamente in virtù del loro fondarsi sugli stessi principi universali. Gli accostamenti che presenta danno spazio  all’Antico ed al Nuovo Testamento, ed agli scritti di sant’Agostino, san Tommaso, Dante, Boehme e soprattutto Meister Eckhart; Taoismo e Islam non sono trascurati. Il cristiano in cerca di un  “Cattolicesimo integrale” (secondo l’espressione di René Guénon), troverà in quest’opera che non ha equivalenti, abbondante materia di meditazione. A un amico cristiano tentato dalla “moda”  dell’India, A.K. Coomaraswamy scrive: “Perché cercare la saggezza in India? Il valore della tradizione orientale per voi non è quella di una differenza, ma il fatto che essa può farvi ricordare quanto avete dimenticato”.

20,50

389

Coomaraswamy, A.K., Signification de la Mort (La).Studi di psicologia tradizionale.

«Cosa diventiamo dopo la morte?» La risposta a questa domanda dipende da cosa intendiamo per “noi”. In particolare, la Tradizione considera in “noi” una natura celeste, spirituale, immortale ed una natura terrestre, corporea, mortale. La natura celeste può essere paragonata all’Intelletto-Re impassibile che sta su un carro in cui, di norma, la natura terrestre rappresentata dalla Ragione dovrebbe dominare la foga passionale dei cavalli. In realtà, a seguito della Caduta originale e del divenire centrifugo dell’umanità, le facoltà individuali dell’essere umano sono insubordinate, o addirittura ribelli al loro Signore ed alla loro Guida. Tuttavia lo stato primordiale può essere ristabilito, virtualmente o effettivamente, per mezzo di un’iniziazione e di una rigenerazione che consentano di percorrere, in tutto o in parte, la Via degli Antenati o la Via degli Dei allo scopo di giungere all’estinzione finale nell’Oceano della Possibilità infinita.

Gli studi di questa raccolta si basano su scritti indù, platonici e neoplatonici per chiarire questo problema di “psicologia tradizionale”. Questa, infatti, ha un’importanza fondamentale per l’uomo e la sua evoluzione postuma secondo il grado di conoscenza che avrà acquisito e la tappe che avrà raggiunto nel suo “viaggio divino” in vista della liberazione finale. (2001), pp. 162.

20,00

490

Ananda K. Coomaraswamy, Les Symboles fondamentaux de l’Art bouddhiste, Archè Milano, 2005Pgg. 176

«Questa importante opera contiene l’interpretazione dei principali simboli usati dal Buddismo, ma che, in realtà, gli sono molto anteriori e di origine vedica, infatti, come dice molto giustamente l’autore, “il Buddismo nell’India rappresenta uno sviluppo eterodosso, poiché tutto ciò che è metafisicamente corretto nella sua ontologia e nel suo simbolismo è derivato dalla tradizione primordiale”. I simboli applicati al Budda sono principalmente quelli dell’Agni vedico, e ciò non più o meno tardivamente ma, al contrario, dall’epoca in cui non lo si rappresentava ancora in forma umana. Quei simboli che sono qui più specificamente studiati (e le cui tavole riproducono una serie di esempi significativi) sono: l’albero, che è, come in tutte le tradizioni, l’“Albero di Vita” o l’“Albero del Mondo”; il vajra, con il suo duplice significato di “fulmine” e di “diamante”, quest’ultimo corrispondente alle idee di indivisibilità e d’immutabilità; il loto, che rappresenta il terreno o il “supporto” della manifestazione; la ruota, che, sia come “ruota della Legge” sia come “ruota cosmica”, rappresenta l’operazione dei princìpi nella manifestazione. L’autore insiste sulla relazione strettissima che questi vari simboli presentano con la concezione dell’“Asse del Mondo” e da cui risulta che le localizzazioni geografiche stesse, nella leggenda buddistica, sono in fondo assolutamente analoghe. Egli affronta inoltre numerosi altri punti interessantissimi, quali la similitudine del simbolo del vajra con il trishûla, dato che il significato delle impronte dei piedi rappresenta le “tracce” del principio nel mondo manifistato, la colonna di fuoco quale simbolo “assiale” equivalente a quello dell’albero, il simboplismo del carro e quello del trono, eccetera. Questo semplice cenno basterà, pensiamo, a mostrare che la portata del lavoro supera notevolmente quella di uno studio sul Buddismo; la considerazione particolare di questo, come dice l’autore, è, propriamente parlando solo un “accidente”; ed è del simbolismo tradizionale nel suo significato veramente universale, che in realtà soprattutto si tratta.»

René Guénon

31,00

320

Dharmamentha, M.V., Yoga e il neo-spiritualismo moderno. (1985), pp. 172.

12,00

222

Emmanuelli, J., Propos sur le Tantra. (1983), pp. 48.

9,00

266

Evola, J., Doctrine de l’eveil (La). Saggio sull’ascesi buddhica, (1976), pp. 320.

37,50

219

Filippi, G.G., Post-mortem et libération d’après Shankaracharya. Sulla base della visione antropologica  e soteriologica della dottrina vedantica, tutta la trattazione verte sul destino post-mortem degli iniziati, a seconda dei vari gradi di realizzazione spirituale. (1978), pp. 32.

6,50

314

Filippi, G.G., Tantrismo e arte. L’opera prende le mosse da un capitolo dedicato alle fonti e  all’essenza dell’orientamento spirituale tantrico. Si affronta poi il tema dell’iconologia tantrica, per proseguire con pagine dedicate alla storia dell’arte tantrica ed ai problemi storiografici  connessi. (1978), pp. 60.

6,00

541

Haudry, Jean: La triade - pensée, parole, action, dans la tradition indo-européene. - Arché Milano 2009 - Pgg. 523

La triade

58,00

454

Lao-Tseu, Le Tao - Traduit du chinois par MATGIOI (Albert de Pouvourville), (2004) , pp. 46

Un libretto estremamente raro, che manca alla Bibliothèque Nationale de France …
René Guénon apprezzava molto il lavoro di Matgioi: "La traduzione dei due libri del Tao e del Te da parte di Matgioi [è] stata vista ed approvata in Estremo Oriente dai savi in possesso dell'eredità della Scienza taoista, cosa che ci garantisce la perfetta precisione" (Palingénius in La Gnose n° 4, febbraio 1910, p. 58).

12,00

140

Lerner, P., Clef astrologique du Mahâbhârata. L’Era nuova. (1986), pp. 306.

Epopea sanscrita, immensa e complessa, il Mahâbhârata è un monumento del pensiero dell’India antica, un mosaico di  miti e leggende da cui viene alla luce una narrazione principale: la guerra eroica tra due rami rivali della dinastia lunare dei Bharata. Interpretata da un punto di vista astrologico, la celebre  battaglia appare allora come un’eco di quella che si svolge fra gli esseri celesti o demoniaci attraverso le loro incarnazioni terrestri, e come luogo di proiezione dei fenomeni siderali.

30,00

154

Moisson, P., Dieux magiciens dans le Rig-Véda (Les).Approche comparative de structures  mythiques indo-européennes, (1993), pp. 528.

Come gli dèi, detentori dei poteri che regolano l’Ordine cosmico, possono essere qualificati “maghi”? Ecco un  paradosso che l’autore mette in evidenza e spiega prendendo come terreno di ricerca un ambito ben preciso: quello della religione dell’India antica (secondo e primo millennio prima della nostra era),  così come appare in quegli eccezionali documenti che sono gli inni del Rig-Veda, redatti fra il 1800 e l’800 a.C.

28,50

562

Mukerji Dhan Gopal, BRAHMANO E PARIA, Edizioni PiZeta 2010, Pgg. 212,

ISBN: 978-88-87625-46-2

562_EPZ_250x350Nel racconto autobiografico suddiviso in due parti l'autore, nella prima, narra di se stesso nella nativa India.

Appartenente alla casta dei brahmani, la sua famiglia è preposta da generazioni a un tempio in una cittadina nelle vicinanze di Calcutta, dove la vita si svolge serena secondo un rituale millenario: ogni istante della giornata, ogni evento quotidiano è motivo di riflessioni spirituali che aprono la mente e lo spirito su più vasti orizzonti.

Ma all'autore non basta: alla ricerca di se stesso e di Dio, tenta diverse strade fino a quando, nella seconda parte del racconto, sbarca in America per studiare in una università californiana.
Si ritrova così nella San Francisco del primo Novecento, in una società ben diversa dall'ambiente indù, in cui risalta l'antitesi fra Oriente e Occidente.
In uno stile garbato e ricco di humor, Mukerji ha il dono di osservare e far osservare con distacco e autoironia anche le situazioni più paradossali e spiacevoli.

Brahmano e Paria ebbe l'onore di essere ricordato da René Guénon nelle recensioni di libri pubblicati fra il 1929 e il 1948 in Le Voile d'Isis
(v. Le Théosophisme, Éditions Traditionnelles, Paris, 1982, p. 379).
Vi fu altresì la segnalazione di Jean Marquès Rivière in Vers Bénarès La ville sainte (tr. it. Verso Benares - La città santa, San Donato, Edizioni PiZeta, 2009), in cui lamentava la scarsa considerazione per un'opera come la presente, fondamentale per la comprensione della civiltà indù.

18,00

311

Rivière, J Marquès, Rituel de magie tantrique hindoue. Yantra Chintâmani (Il gioiello degli Yantra). (1976), pp. 192.

25,00

248

Rivière, J Marquès, Yoga pour l’Occident (Un): L’Asparsa Yoga. (1989), pp. 56.

Dai suoi numerosi viaggi in India, l’au|ore ha riportato un testo autentico di Yoga poco conosciuto in Occidente.  Diffusissimo negli ambienti vedantici dell’India e, in particolare, presso i monaci erranti dell’Ordine di Shankara, questo sistema di Yoga ha il vantaggio di non richiedere la presenza di un Guru,  di un Maestro, per sorvegliare i progressi del discepolo ed evitare gli errori che i vari Yoga del corpo possono provocare quando sono praticati senza una guida. L’autore fa altresì uno studio  comparativo di questo Yoga con il sistema di orazione dei monaci esicasti del Monte Athos, molto simile nella sua tecnica, come anche con il dikhr musulmano dei sufi, localizzato negli stessi centri psichici sottili del corpo umano.

10,50

135

Rivière, J Marquès, Yoga tantrique hindou et tibétain (Le). (1979), pp. 208.

21,50

348

Marquès-Rivière, Jean, All’ombra dei monasteri tibetani, (1982) Edizioni PiZeta, pagine. 208

ISBN 978-88-87625-04-2348_EPZ_250x350

Questo lungo racconto “esoterico” comparve la prima volta nel 1929 ed ebbe subito un grande successo, poiché, come  rilevò René Guénon su Le Voile d’Isis, “… in forma romanzata …, contiene una quantità di informazioni interessanti su cose pochissimo conosciute in Occidente” e “molte notizie sui centri spirituali  tibetani”, “esposte in forma gradevole”.

L’Autore finge di aver ricevuto da un indù di passaggio a Parigi una lettera e il racconto di un amico “partito per l’India” diversi anni prima.

Si rievocano  i tempi del distacco dalla Francia, il racconto delle varie tappe del noviziato e dell’ascesi, fino al momento in cui la fuga dal vortice del samsara sembra ormai conclusa, quando un imprevisto  maestro si fa incontro all’eremita e lo chiama a un “nuovo sacerdozio” nel Regno della Vita.

14,46

548

Rivière, Jean Marquès, VERSO BENARES, LA CITTÀ SANTA (2009) Edizioni PiZeta, pagine.122

ISBN: 978-88-87625-56-1548_EPZ_250x350

Il lama tibetano Li-Log e il suo chela Legs-Se viaggiano attraverso il Tibet percorrendo itinerari impossibili, dagli elevati passi di montagna alle profonde vallate, al fine di adempiere a delicate, benefiche missioni affidate da una figura misteriosa.
Facendo sosta in enormi, silenziosi monasteri o in misere capanne, i viandanti incontrano le più diverse avventure fino ad arrivare a Benares, la città santa, la città di Shiva, dove Li-Log, vecchio e stanco, deve compiere l’ultima missione: trasmettere l’autentica iniziazione al suo chela.
Disseminate nel romanzo vi sono interessanti indicazioni sul buddismo tibetano e talune “possibilità” che, agli occhi di un occidentale, potrebbero suonare straordinarie.

12,00

435

Marquès-Rivière, Jean, Yoga tantrico indù e tibetano,  (2003) Edizioni PiZeta, pagine 192.

ISBN 978-88-87625-10-3435_EPZ_250x350

Cos’è dunque il Tantrismo? In primo luogo è un esoterismo, ma, soprattutto, è una dottrina completa, totale, che riguarda sia l’aspetto fisico sia l’aspetto metafisico. È una “Summa” nel senso medioevale del termine.

Il Tantrismo – insieme di tradizioni riguardanti l’Essere, il cosmo, il macrocosmo, il microcosmo, l’iniziazione, il culto, le tecniche Yoga – è una visione del mondo, una mirabile sintesi che, al contrario della scienza occidentale, considera l’uomo non solo dal punto di vista anatomico, ma anche da quello fisiologico, patologico, morale, sociale, psichico, spirituale.

Di questo insieme, l’uomo, che è forse la più autentica unità della natura, è il centro da cui partono e cui ritornano le meditazioni analitiche (shivaiste) e sintetiche (vishnuiste) del Tantrismo.

Passando per il dualismo metafisico, sperimentando gli opposti, l’adepto (lo shâkta), raggiunge l’unione liberatrice.

SOMMARIO 

  • Introduzione
  • Capitolo I – Le dottrine dello Yoga e del Tantrismo in Asia
  • Capitolo II – I fondamenti dell’insegnamento dello Yoga
  • Capitolo III – L’anatomia sottile del corpo umano secondo lo Yoga. Le nâdî, i chakra.
  • Capitolo IV – Il risveglio della Forza Kundalinî
  • Capitolo V – I metodi fisici, il controllo del respiro, i metodi mentali
  • Capitolo VI – Tecniche cinesi, giapponesi e tibetane.
                             Concordanza con le pratiche dello Yoga indù
  • Capitolo VII – Il problema del sesso nello Yoga e nel Tantrismo
  • Capitolo VIII – La morte, gli stati post-mortem e la reincarnazione secondo lo Yoga
  • Capitolo IX – La pratica dello Yoga in Occidente. Il messaggio dell’Asia
  • Lessico dei termini sanscriti

20,00

127

Saccà, L., Borobudur: mandala de pierre. (1982), pp. 152 con illustrazioni. Borobudur è un gigantesco  monumento in pietra, vera e propria “montagna sacra”, che si eleva nella piana di Kedu, in India. Innumerevoli i messaggi trasmessi dal monumento: basti, ad esempio, osservare che nelle quattro  direzioni dello spazio, disposte su cinque piani sovrapposti, quattro volte 108 figure di Buddha scandiscono la superficie del monumento; 108, ovvero un numero sacro non solo nel buddismo ma in ogni  soteriologia indù. Nella pagine meditate ma piacevoli a leggersi, l’autrice ci conduce alla contemplazione e alla meditazione di questa superba struttura, riproduzione architettonica di un autentico  “mandala” in pietra.

23,00

200

Shastri, H.P., Monde est dans l’âme (Le).Yoga Vâsishtha, (1977), pp. 168.

15,50

211

Tilak, G.B., Origine polaire de la tradition védique. Nouvelles clés pour l’interprétation de nombreux textes et légendes védiques. (1979), pp. 384. Gangadhar Bal Tilak nacque nel 1865 in India, dove svolse un’intensa attività negli studi giuridici e letterari, impegnandosi  altresì nella lotta per l’indipendenza dell’India. L’assunto di questo libro è ardito: secondo l’autore è possibile dimostrare che l’origine dei popoli Indo-europei è stata artica e interglaciale.  Assunto e dimostrazione che René Guénon giudicò “notevoli”, lamentando che l’opera sarebbe rimasta a lungo ignorata in Occidente, perché “l’autore era un indù non occidentalizzato”.

49,00

212

Tilak, G.B., Orion. Recherches sul l’antiquité des Védas. (1989), pp. 240, 3 figure. Questo saggio è uno  studio sistematico del calendario vedico primitivo degli Indo-ariani. Grazie ad esso si trovano riconciliate le visioni più straordinarie dei veggenti preistorici, le tradizioni più meravigliose e le  più razionali dimostrazioni sulle origini degli Indo-europei. Questi, venuti dal Settentrione in un'epoca remota, ne hanno conservato il ricordo fino alla scissione della loro comunità che, secondo i  testi sanscriti originali qui analizzati, dovette aver luogo durante il “periodo di Orione” (4500 anni a.C.), in virtù delle vestigia concordanti di un calendario comune conservato nelle mitologie  arcaiche dell’India, dell’Iran e della Grecia.

35,50

146

Varenne, J., Cosmogonies Védiques.

Il primo elemento di interesse dell’opera deriva dall’aver approfittato di due secoli di studi sull’argomento. In una breve ma  efficace rassegna, l’autore – professore alle Università di Chicago, Provence e Lione – indica le principali tappe della conoscenza di questo argomento anzitutto nei suoi aspetti filologici. La  spessa struttura dell’opera dimostra inoltre come, dietro il bagaglio degli strumenti dello specialista vi sia una ben altrimenti profonda intelligenza del dato metafisico tradizionale. In tal modo,  l’originalità dello studio consiste nell’accoglimento integrale dell’ermeneutica tradizionale in rapporto al mito cosmogonico vedico, in una sua interpretazione a più livelli: dall’angolazione  propria della casta guerriera, gli kshatrya, a quella sacerdotale brahmanica, a quella della terza casta, la cui divinità è Vishvakarman, l’artigiano del mondo. (1982), pp. 328.

in brossura

rilegato con custodia

47,50

62,00

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