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Asìn Palacios, M., Eschatologie musulmane dans la Divine Comédie (L’), seguito da
Histoire et critique d’une polémique. (1992), pp. 662.
Il poema immortale di Dante, deve forse la sua architettura e molti dettagli a leggende
musulmane il cui prototipo sarebbe il mi’râj, l’Ascensione del Profeta? A ciò l’eminente islamologo Miguel Asìn Palacios risponde affermativamente. Egli mostra in questo libro
che non solo la Divina Commedia ripete l’ascensione del Profeta, per mezzo della metafisica di Ibn ‘Arabî , ma anche che molte leggende medioevali, credute indigene, sono dovute
agli Arabi, i quali, qui come in altri dominii, giocarono il ruolo di intermediari fra l’Oriente e l’Europa. Così questo studio rigoroso è anche l’occasione per presentare un
gran numero di testi inediti, sia musulmani che cristiani.
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58,00
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182
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Bhatt, M. – Remy, J., Kalki-Purâna (Le).
Prima traduzione in lingua occidentale di una delle principali opere tradizionali di
carattere escatologico dell’area indù. Kalki, indicato come decima incarnazione - che si verificherà nel futuro – del Dio Vishnu, viene presentato come il Maestro del prossimo ciclo
che appare alla fine del presente. (1982), pp. 216, con illustrazioni.
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24,50
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422
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Canteins, Jean, Dante I – L’Apothéose. (2003), pp. 284
Nel 1300, all’età di 35 anni, Dante s’inoltra nel cammino della trascendenza di cui riferisce nella
Divina Commedia. La prova lo ha sconvolto per il resto della vita, vita errabonda di città in città per arrivare infine a Ravenna, dove finirà i suoi giorni ventun anni dopo.
Dante assume il ruolo di scriba di Dio; riferisce ciò che
ha visto e sentito durante la sua peregrinazione fino al più alto dei cieli, come se l’avesse compiuta realmente.
Egli intitola il suo poema Commedia, perché “il finale è
lieto”, mentre l’inizio non lo è (Epistola XIII). Affinché si muti in bene ciò che era cominciato così male, si è resa necessaria una successione di rovesciamenti di
situazione arrivando al punto dove Amore fa tornare Dante quaggiù per mettere per iscritto la sua esperienza.
Dante vuole mostrare come questi rovesciamenti successivi condizionino la dannazione o la salvezza
del Pellegrino che s’identifica finalmente con Cristo. In tal modo questo itinerario spirituale descrive
un’apoteosi, ovvero un processo di deificazione, un processo intessuto di misteri. Con questo termine
si deve intendere, da un lato, il Mistero in quanto tale, in senso teologico e, a questo proposito, Dante è
stato messo a confronto con i tre Misteri cristiani maggiori: Redenzione, Trinità e Incarnazione.
Dall’altro lato, il mistero nel significato corrente, che tiene conto sia dell’anfibologia del pensiero di Dante, sia delle varie influenze che esso ha potuto subire.
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25,00
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423
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Canteins, Jean, Dante II – L’Homme engagé. (2003), pp. 368
Indipendente ma complementare al primo volume – Dante I: L’Apothéose – (che privilegia in Dante l’eletto
che peregrina dall’Inferno al Paradiso), il secondo volume considera tre aspetti dell’uomo impegnato nel mondo di quaggiù.
La prima parte parla di diversi aspetti del politico che
reagisce agli avvenimenti del suo tempo con un atteggiamento contestatario e contestato. La seconda parte riguarda il poeta sensibile ai problemi linguistici così come alle implicazioni ed ai
contenuti simbolici universali ad essi sottesi. La terza parte colloca nel suo contesto anagogico il credente visionario e mistico
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39,00
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389
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Coomaraswamy,A.K., Signification de la Mort (La). Studi di psicologia
tradizionale. (2001), pp. 162.
“Cosa diventiamo dopo la morte?” La risposta a questa domanda dipende da
cosa intendiamo per “noi”. In particolare, la Tradizione considera in “noi” una natura celeste, spirituale, immortale ed una natura terrestre, corporea, mortale. La
natura celeste può essere paragonata all’Intelletto-Re impassibile che sta su un carro in cui, di norma, la natura terrestre rappresentata dalla Ragione dovrebbe dominare la foga
passionale dei cavalli. In realtà, a seguito della Caduta originale e del divenire centrifugo dell’umanità, le facoltà individuali dell’essere umano sono insubordinate, o
addirittura ribelli al loro Signore ed alla loro Guida. Tuttavia lo stato primordiale può essere ristabilito, virtualmente o effettivamente, per mezzo di un’iniziazione e di una
rigenerazione che consentano di percorrere, in tutto o in parte, la Via degli Antenati o la Via degli Dei allo scopo di giungere all’estinzione finale nell’Oceano della
Possibilità infinita. Gli studi di questa raccolta si basano su scritti indù, platonici e neoplatonici per chiarire questo problema di “psicologia tradizionale”. Questa,
infatti, ha un’importanza fondamentale per l’uomo e la sua evoluzione postuma secondo il grado di conoscenza che avrà acquisito e la tappe che avrà raggiunto nel suo “viaggio
divino” in vista della liberazione finale.
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20,00
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219
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Filippi, G.G., Post-mortem et libération d’après Shankaracharya.
Sulla base della visione antropologica e soteriologica della dottrina vedantica,
tutta la trattazione verte sul destino post-mortem degli iniziati, a seconda dei vari gradi di realizzazione spirituale. (1978), pp. 32.
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6,50
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138
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Georgel, G., Chronologie des derniers temps (secondo la dottrina tradizionale dei cicli cosmici), (1986), pp. 224.
Definizione degli Ultimi Tempi. Il Ciclo cristico e le sue divisioni. Il Millennio.
Il Ciclo moderno. Le Quattro Età del Ciclo moderno. La profezia di san Malachia. Il conto alla rovescia del Giudizio Universale.
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26,00
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198
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Giamblico, Misteri (I), (De Mysteriis Ægyptiorum, Chaldæorum et Assyriorum)
Secondo la versione latina di Marsilio Ficino, (1984), pp. 204.
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10,00
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285
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Granger, M. – Moisset, J., Synchronicité, révélation de la présence d’une finalité dans notre vie et dans l’évolution de
l’univers (La), (1999), pp. 64, illustrazioni nel testo e 2 tavole a colori fuori testo.
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11,50
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297
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Giuliano Imperatore, Discorso contro i Galilei. Traduzione e note di A. Rostagni, (1973), pp. 72.
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12,00
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253
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Grünwedel, A., Voie vers Sambhala (La), (1983), pp. 108.
L’Autore di questo notevole scritto tibetano, lo “Sambhala Lam
Yig”, redatto nel 1775, fu una personalità di grande autorità spirituale e temporale: si tratta del terzo Panc’en Lama. Il nostro testo fu pubblicato in Occidente per la prima
volta nel 1915 dallo studioso tedesco Albert Grünwedel. Si tratta della ricerca della “localizzazione” della “terra” di Sambhala: questo studio si presenta quindi
come un’esposizione di “geografia sacra”, ossia di geografia simbolica. Torna alla memoria “Agartha”, il regno sotterraneo di cui parlarono Ossendowski e
Guénon, e risulta via via evidente che Sambhala, la terra sacra non è altro che l'Agartha, il “Centro del Mondo"” residenza di Chakravartin, "colui che fa girare
la ruota del Dharma”.
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20,50
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143
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Macrobio, Commentaire du Songe de Scipion tiré de la République de Cicéron,
Il testo si ripartisce in due “libri”: si inizia con una sorta di
introduzione volta a precisare coincidenze e dissomiglianze fra il più puro pensiero di Platone e il De Republica di Cicerone. Si prosegue col rilevare che alla saggezza dei Misteri non può
che convenire il velame dei racconti simbolici e ci si addentra poi in una filosofia delle figure geometriche che si richiama a concetti pitagorici, rievocando poi i destini
dell’anima umana prima e dopo l’incarnazione su questa Terra. (1979), pp. 232, con illustrazioni
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20,00
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426
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Mayassis, Sotirios, Livre des Morts de l’Egypte Ancienne est un Livre d’Initiation (Le). (In francese), (2002), pp. 656.
A partire dalla decifrazione della scrittura geroglifica, l’Egittologia possiede attualmente,
tradotta, gran parte dell’immensa quantità di testi scritti sui monumenti, sui sarcofagi o sui papiri che l’antico Egitto ci ha lasciato. Oggi possiamo ritenere queste traduzioni
abbastanza corrette, e in questo studio non ci si sofferma su discussioni letterarie o grammaticali a proposito dei brani cui si fa riferimento.
Ma se l’Egittologia si è finora occupata della traduzione fedele dei testi, il
lavoro ermeneutico, salvo rari tentativi, è stato trascurato. Alcune spiegazioni di questi testi oscuri, volontariamente celati ed enigmatici, sono state sporadiche e sovente inaccettabili, senza
tuttavia escludere che ne esistano di validissime, ma sfortunatamente disperse. Il presente lavoro è quindi un tentativo di spiegazione del più importante, del più spirituale dei testi che
possediamo sull’antico Egitto, il Libro dei Morti.
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60,00
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387
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Viseux, D., L’apocalisse — Il suo simbolismo e la sua visione del mondo.
L’Apocalisse di San Giovanni è uno dei testi tradizionali più rappresentativi della tradizione occidentale, ma anche fra quelli di più
ardua comprensione. L’Autore, trascurando volutamente le interpretazioni convenzionali e le facili profezie, esamina la ricca messe di simboli cogliendo
sorprendenti analogie non solo con gli scritti canonici dell’Antico e del Nuovo Testamento, ma anche con Testi Sacri dell’Islam (Corano) e del giudaismo (Zohar), con Testi Apocrifi (Libro di Enoch, Apocalisse di Elia
) ed Opere Gnostiche (Pistis Sophia). Prendendo spunto dalla teoria dei cicli cosmici (i Manvantara della
Tradizione Indù e i quattro Yuga o età del mondo), l’Autore prospetta una visione cosmogonica ed escatologica del mondo, proponendo
altresì numerose riflessioni sui ‘segni dei tempi”. 2001 , pp.248, con illustrazioni.
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25,82
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108
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Viseux, D., Apocalypse (L'), son symbolisme et son image du monde. (1985),
pp.214, con illustrazioni.
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26,00
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